Il Castello di Colloredo
Il Castello di Colloredo, costruito nel 1302, è un capolavoro di suggestione e cultura.
Tipicamente feudale, venne edificato per le necessità difensive, acquisendo, nei secoli, l’aspetto di una grande dimora nobiliare.
Fino al 1976, quando fu colpito e pesantemente danneggiato da un terremoto, aveva più di 360 stanze, 5 corpi di fabbrica, scalinate larghe o anguste, centinaia di merli, tre corti, 7 o 8 giardini a terrazza, 1 palo della gogna, 1 riva scoscesa a nord, 3 muraglioni a sud in parte affossati, quasi mezzo ettaro di tetti sotto cui uccelli e pipistrelli hanno dormito per secoli.
Oggi, tranne questi ultimi ed alcuni uffici di un ente - la Comunità Collinare - è abbandonato.
Dimora pacifica, fu talvolta teatro di risse paesane e signorili. Invaso da masnade e milizie d’ogni sorta - venete, cosacche, americane, tedesche, ma anche italiane - fu la casa di poeti, scrittori e pittori.
Qui Giovanni da Udine (sepolto nel Pantheon a Roma) verso la metà del 1500 decorò uno dei soffitti a volta della torre ovest ed eseguì numerosi fregi in varie stanze; Ermes di Colloredo - padre della lingua friulana - inventò nel XVI secolo i suoi versi libertini; Ippolito Nievo scrisse Le Confessioni di un italiano e il pronipote Stanislao Nievo completò Il prato in fondo al mare.
In questo maniero furono inoltre coniate monete, amministrata la giustizia, eseguite sentenze capitali, composti spartiti musicali e tramati intrighi di curia e di corte.
Un universo pulsante tra belle mura, dunque.
La famiglia Nievo - proprietaria dell’Ala Cinquecentesca del castello - si è battuta negli anni, dopo il sisma, per ridare alla struttura un aspetto civile e culturalmente fecondo ma il progetto non si è realizzato. La Regione Friuli, dopo una legge ad hoc del 1991 e dopo anni di battaglie legali con la famiglia, è passata all’esproprio. I fondi per il restauro sono ancora fermi.
Per anni Stanis Nievo si è battuto per i diritti della famiglia. Risultato: nullo. Allora è ricorso al Consiglio di Stato che, nell’ottobre del 2003, ha emanato una prima sentenza interlocutoria con richiesta di trovare una soluzione fra le parti. Ma da Sindaci, Governatori e Commissari dell’Emergenza Straordinaria per il terremoto del Friuli a Udine la risposta è stata il silenzio, con l’unica eccezione del Segretario Generale per l’Emergenza, il quale ha ribadito la non esistenza di alcuna variante al provvedimento regionale d’esproprio che ha comportato - per la parte Nievo - la pressoché rinuncia all’intera parte castellana di proprietà della famiglia, con la riduzione in 2 o 3 minuscoli appartamenti nelle soffitte e un piccolo risarcimento in denaro. Tutto ciò a fronte delle numerose proposte, presentate da Stanislao Nievo alle autorità, per trasformare il castello in una struttura culturale adatta a ricevere ospiti interessati alla storia del Friuli e del Castello. Con esposizioni, viaggi guidati da un cantastorie e la possibilità ulteriore di trascorrere un giorno ed una notte, o un week-end, in un secolo lontano di Colloredo.
Ad oggi, 2008, il Castello aspetta ancora il restauro e una ragione di vita.
Articolo di S. Nievo sul Castello di Colloredo
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